Unicredit accelera l’uscita dalla Russia: venduto un portafoglio leasing da 3 miliardi di rubli

UniCredit Lascia la Russia: Cessione di un Portafoglio da 3 Miliardi di Rubli

Anatomia di un’uscita strategica: Unicredit si ritira dalla Russia

Unicredit accelera il proprio disimpegno dalla Russia, un movimento complesso e strategico che mira a minimizzare le perdite economiche e a evitare complicazioni politiche. La banca, sotto la guida di Andrea Orcel, ha recentemente ceduto il proprio portafoglio di leasing a lungo termine, valutato in 3 miliardi di rubli (circa 33,5 milioni di euro), alla società russa Pr-Leasing. Quest’ultima ha finanziato l’acquisto attraverso l’emissione di obbligazioni in valuta virtuale, garantendo un pagamento in dollari, come riportato dal quotidiano russo Kommersant. Unicredit ha così seguito un percorso simile a quello di Intesa Sanpaolo, che ha anche ridotto significativamente la sua presenza a Mosca.

Il processo di vendita ha evitato la necessità di ottenere approvazioni presidenziali o governative, come sarebbe stato richiesto per la vendita di un’intera società, bypassando così il rischio di nazionalizzazione o di pesanti tassazioni. Questa strategia permette a Unicredit di mantenere il controllo sui propri asset e di proteggere il suo capitale, riducendo al minimo le perdite finanziarie.

Le implicazioni di una vendita diretta

La vendita diretta di portafogli di contratti presenta vantaggi significativi rispetto all’alienazione di intere entità aziendali, specialmente in contesti regolatori e politici complessi come quello russo. La legge russa, infatti, impone che un asset russo possa essere venduto da un azionista straniero a un prezzo non superiore al 40% del suo valore di mercato e prevede un contributo obbligatorio del 35% sul valore dell’attività al bilancio del governo russo. Inoltre, il presidente della Federazione può decidere di nazionalizzare l’azienda qualora la ritenga un pericolo sistemico. Queste condizioni rendono particolarmente onerosa la vendita di un’intera compagnia.

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Secondo Anastasia Vladimirova, managing partner di Ipm Consulting, la vendita in blocco di attività straniere può non essere sempre conveniente, confermando l’approccio adottato da Unicredit come strategicamente vantaggioso.

Cambiamenti al vertice e riduzione delle attività

Il ritiro di Unicredit dalla Russia ha comportato anche significativi cambiamenti manageriali. Kirill Zhukov-Emelyanov, presidente di Unicredit Leasing per gli ultimi cinque anni e membro dell’azienda per oltre due decenni, ha lasciato il suo incarico. Allo stesso modo, hanno rassegnato le dimissioni Vadim Aparhov, consigliere e capo del settore corporate e investimenti, e Yulia Petrova, direttrice operativa.

Questi cambiamenti sono parte di una più ampia strategia di riduzione delle attività russe di Unicredit, che ha visto una diminuzione dei prestiti del 95% e una riduzione dei depositi locali da 7,7 miliardi nel 2022 a circa 900 milioni oggi. Nonostante le sfide, la banca continua a mantenere una presenza ridotta ma strategica nel paese.

La situazione di Unicredit si specchia in quella di altre banche internazionali, come evidenziato dai dati di Interfax, che mostrano una generale riduzione delle attività bancarie in Russia. Questo scenario riflette la complessità e la cautela necessarie per operare in un contesto geopolitico instabile.

Il ritiro strategico di Unicredit dalla Russia è un chiaro esempio di come le grandi istituzioni finanziarie stiano navigando l’incertezza politica e economica globale, cercando di proteggere i propri investimenti e ridurre al minimo le perdite, pur continuando a rispondere alle esigenze dei loro clienti e mantenere la stabilità operativa.

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