TikTok Europa: l'editore di Politico vuole comprarla e chiede controllo democratico o blocco

TikTok Europa: l’editore di Politico vuole comprarla e chiede controllo democratico o blocco

Scintille tra media europei e Pechino: un piano per strappare TikTok al controllo cinese è stato messo sul tavolo — ma sembra essersi fermato prima di decollare. Dietro l’idea c’è il ceo di uno dei più grandi gruppi editoriali europei, mentre dall’altra parte ci sono gli interessi geopolitici che complicano ogni mossa.

La proposta segreta e l’incontro a Berlino

Mathias Döpfner, amministratore delegato di Axel Springer (proprietaria, tra le altre, di testate come The Telegraph e Politico), avrebbe avanzato l’ipotesi di acquisire le attività europee di TikTok, oggi controllate dalla cinese ByteDance. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la proposta è stata presentata a Charles Kushner — ambasciatore americano in Francia e suocero di Donald Trump — durante un incontro avvenuto a Berlino all’inizio dell’anno.

Il piano mirava a trasferire la gestione del social network in mani occidentali, con l’obiettivo dichiarato di limitare presunti rischi legati all’influenza politica e alla sorveglianza collegata al governo cinese.

Esterno di Berlino con figure anonime e palazzi per evocare un incontro riservato
L’incontro a Berlino evocato dalle fonti, rappresentato in forma anonima.

Attori principali e ruoli chiave

– Mathias Döpfner: ceo di Axel Springer, promotore dell’idea di una “soluzione europea” per TikTok.
– Charles Kushner: rappresentante diplomatico USA in Francia, vicino all’amministrazione Trump; coinvolto nelle trattative statunitensi su TikTok.
– ByteDance: società cinese proprietaria di TikTok, destinataria dell’offerta e parte potenzialmente riluttante.
– Oracle / investitori americani: esempio di operazione simile negli Stati Uniti, dove ByteDance ha ceduto la maggioranza delle attività di TikTok nel mercato statunitense a un gruppo guidato da Oracle e da Larry Ellison.

Perché Axel Springer ha avanzato la proposta

Döpfner da tempo solleva preoccupazioni sul ruolo di TikTok nella diffusione di contenuti potenzialmente allineati con gli interessi del governo cinese. In più interviste e interventi pubblici ha sostenuto che la piattaforma:

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– dovrebbe essere in mani “democratiche” oppure vietata;
– rappresenta un rischio per l’integrità dell’informazione pubblica;
– impone all’Europa di trovare contromisure analoghe a quelle adottate dagli Stati Uniti.

La casa madre Axel Springer ha poi ribadito la posizione del suo amministratore delegato, spiegando che il gruppo sarebbe pronto a partecipare a una soluzione europea sul modello americano, qualora questa si concretizzasse.

La smentita di ByteDance e il contesto diplomatico

ByteDance ha reagito definendo le notizie come “una totale invenzione, che non merita nemmeno un commento”, mettendo in chiaro la distanza dall’ipotesi rilanciata dal Financial Times. La contrarietà del gruppo cinese rappresenta un ostacolo evidente: per procedere sarebbe necessaria la cooperazione del proprietario attuale.

La vicenda si inserisce in un quadro di crescenti tensioni commerciali e geopolitiche tra Unione europea e Cina, con negoziati in corso su limitazioni alle importazioni cinesi e una generale attenzione europea alle questioni di sicurezza legate alle tecnologie digitali.

Da progetto a realtà: perché la trattativa non è partita

Complessità pratiche

Anche se l’idea ha trovato sponda tra alcuni ambienti politici e mediatici, trasformarla in un’operazione concreta richiederebbe passi complessi: accordi con ByteDance, valutazioni antitrust, garanzie per la protezione dei dati e la sicurezza nazionale, oltre a significativi investimenti finanziari.

Documenti legali e simbolo antitrust su una scrivania per illustrare complessità pratiche
Valutazioni antitrust e garanzie legali necessarie per un’acquisizione.

Fattori politici e temporali

La trattativa, per quanto evocata pubblicamente, non sembra essere avanzata dopo l’incontro iniziale. Serve l’accordo di più parti — il venditore, potenziali acquirenti e autorità di regolamentazione — e, sullo sfondo, la volontà politica necessaria per avviare e portare a termine un’operazione di questo tipo.

Cosa resta dell’idea

L’episodio mette in luce la crescente volontà di alcuni attori europei e americani di riportare sotto controllo occidentale piattaforme ritenute strategiche. Al tempo stesso evidenzia la resistenza dei proprietari attuali e la complessità di trasformare ragionamenti geopolitici in azioni commerciali concrete.

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