Scintille nella Ue: Francia e Germania hanno messo sul tavolo una proposta che potrebbe rimodellare il futuro dell’auto in Europa. Tra compromessi sulle emissioni e regole più stringenti sul “Made in Europe”, il settore si prepara a nuovi vincoli e opportunità.
Scopo dell’intesa: evitare un passaggio brusco all’elettrico e proteggere la filiera europea, negoziando criteri di origine più restrittivi e una transizione più graduale per i motori a combustione.
Un compromesso sulle emissioni: cosa cambia per i motori tradizionali
La bozza comune francotedesca conserva l’obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90% entro il 2035, ma elimina l’obbligo di compensare il rimanente 10% con meccanismi esterni. In pratica, i costruttori dovranno tagliare drasticamente le emissioni medie dei veicoli venduti, senza dover compensare la quota residua con crediti o altri strumenti.
Questa soluzione risponde alle richieste delle case tedesche e punta a rendere la transizione verso i veicoli elettrici più graduale, consentendo che i motori a combustione continuino a esistere sul mercato anche dopo il 2035, se pur con emissioni molto ridotte.

Potenziare il “Made in Europe”: principi e ambito geografico
Quando scatta la preferenza europea
La preferenza per i prodotti europei interviene soprattutto quando sono coinvolti fondi pubblici: incentivi statali, sussidi all’acquisto e appalti pubblici dovrebbero privilegiare veicoli con contenuti prodotti in Europa. Il concetto nasce nell’ambito dell’Industrial Accelerator Act proposto dalla Commissione europea, ma i confini di questa preferenza sono oggetto di negoziazione tra gli Stati membri.
Quali paesi rientrano
Secondo l’accordo franco-tedesco, l’etichetta “Made in EU” per il settore auto includerebbe:
– i 27 stati membri dell’Unione europea;
– gli altri partner europei che facevano parte del mercato interno al 1° gennaio 2020.
Di conseguenza, il Regno Unito risulta incluso nella definizione prevista, nonostante l’uscita formale dal mercato unico avvenuta il 31 gennaio 2020. Inoltre, prodotti provenienti da paesi con specifici accordi commerciali o impegni sugli appalti (es. GPA) possono essere considerati equivalenti in sede di gara.
Requisiti tecnici e scadenze: le percentuali chiave
Le regole proposte stabiliscono progressioni precise nelle quote di componenti da produrre in Europa. In sintesi:
– 2028-2029:
– veicoli assemblati in Europa con almeno il 70% del valore dei componenti prodotti localmente (escluso il valore delle batterie);
– almeno il 10% delle batterie deve integrare tre componenti principali prodotti in Europa, comprese le celle;
– produzione UE pari ad almeno il 50% dei componenti della propulsione elettrica e dei principali sistemi elettronici, oltre a una quota significativa di attività di ricerca e sviluppo.
– 2030:
– quota minima di batterie con componenti europei al 20%.
– 2032-2034:
– quota delle batterie con componenti prodotti in Europa salita al 70%;
– requisiti aggiuntivi sui materiali dei catodi e sui sistemi di gestione delle batterie.
Questi criteri mirano a rafforzare la filiera europea lungo tutta la catena del valore: assemblaggio, componentistica, celle e R&S.

Come verranno trattati ibridi e veicoli commerciali leggeri
Per le ibride plug-in dotate di almeno 80 km di autonomia in modalità elettrica, la proposta franco-tedesca suggerisce di mantenere fino al 2030 l’attuale fattore di utilizzo elettrico, evitando cambiamenti immediati nella contabilizzazione delle emissioni.
Per i veicoli commerciali leggeri, è prevista la possibilità di applicare un periodo di cinque anni per il calcolo degli obiettivi sulle emissioni, offrendo così più tempo per l’adeguamento.
Una nuova categoria “zero emissioni” basata sui carburanti rinnovabili
La bozza include la possibilità di considerare “a zero emissioni” alcuni veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili o a basse emissioni di carbonio prodotti in Europa. Per evitare abusi, i veicoli dovrebbero essere dotati di sistemi di controllo che impediscano l’uso di carburanti non ammessi.
Come può diventare normativa: l’iter istituzionale
Per trasformare l’intesa in regolamento europeo sono necessari diversi passaggi:
– approvazione da parte degli altri Stati membri;
– una proposta approvata dal Parlamento europeo;
– negoziati finali tra Commissione, Parlamento e Consiglio dell’Unione europea (il cosiddetto trilogo) per concordare il testo definitivo, sia per le modifiche al pacchetto automotive sia per i requisiti relativi al “Made in Europe” inseriti nell’Industrial Accelerator Act.
Solo dopo questi passaggi l’accordo potrà diventare vincolante e tradursi in obblighi per i costruttori e gli acquirenti.
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Giacomo Serafini decifra per voi le tendenze economiche e borsistiche italiane. Analista finanziario riconosciuto, vi offre consigli concreti per ottimizzare i vostri investimenti. Il suo stile diretto vi aiuta a comprendere le dinamiche di mercato e a tutelare il vostro patrimonio. Fidatevi della sua esperienza per decisioni finanziarie oculate.
