Duello Cina-Usa, adesso Pechino rallenta: la crescita cinese «costa» di più di quella americana, ecco perché

Cina vs USA: la crescita economica cinese rallenta, superata da quella americana. Ecco i motivi!

Il nuovo scenario globale: l’America allunga il passo

Se un tempo la crescita economica della Cina sembrava inarrestabile, pronta a superare quella degli Stati Uniti, oggi assistiamo a un’inversione di tendenza sorprendente. I dati più recenti mostrano che il Pil cinese, in termini di confronto con quello americano, non solo ha smesso di avvicinarsi, ma ha iniziato a regredire. Questo fenomeno ha sollevato numerose domande su come interpretare e narrare queste evoluzioni economiche globali. Le teorie una volta dominanti stanno diventando obsoleti, e ci troviamo di fronte a un panorama internazionale in trasformazione.

Analisi di un rallentamento

A partire dal 2020, diversi fattori hanno contribuito alla decelerazione della Cina rispetto agli Stati Uniti. La quota del Pil cinese rispetto a quello americano è scesa dal 70% al 64%, segnando un ampliamento del divario tra le due superpotenze. Allo stesso tempo, l’intero blocco che comprende l’Africa, l’America Latina e il Sud-Est asiatico ha visto il suo peso economico ridursi dal 90% al 70% del Pil americano.

Alcuni dei principali fattori dietro questo cambiamento includono:

  • Il dominio delle aziende americane nel settore tecnologico, che rappresentano oltre la metà dei profitti globali, mentre la Cina detiene solo il 6%.
  • Il mercato di consumo degli USA, che supera la somma di quelli cinese ed europeo.
  • La minore dipendenza degli Stati Uniti dal commercio estero, con esportazioni che rappresentano solo un decimo del loro Pil, a fronte del 30% per la Cina.
  • Il debito aggregato degli USA, sia pubblico che privato, che, sebbene elevato (250% del Pil), rimane inferiore a quello cinese (300%).

La potenza demografica americana

Un altro aspetto distintivo del vantaggio americano è la sua demografia. Negli Stati Uniti, l’incremento previsto dei pensionati nei prossimi 25 anni è del 38%, mentre in Cina è dell’84%. Questo invecchiamento più contenuto della popolazione americana contribuisce a mantenere una forza lavoro più giovane e dinamica, un elemento chiave per la crescita economica sostenibile.

Le scommesse rischiose della Cina

Secondo l’analisi di Michael Beckley nel suo saggio “The Stagnant Order and The End of the Rising Powers”, pubblicato su “Foreign Affairs”, la crescita economica cinese si basa su tre presupposti pericolosi:

  • Valutare la produzione lorda indipendentemente dalla sua redditività.
  • Dipendere da poche industrie altamente avanzate per compensare la mancanza di vitalità dell’economia nel suo insieme.
  • Assumere che il regime autoritario sia più dinamico delle democrazie.

Inoltre, per ogni incremento del Pil cinese, è necessario il doppio dei capitali e il quadruplo della manodopera rispetto agli Stati Uniti, evidenziando una minore efficienza e dinamismo dell’economia cinese rispetto a quella americana.

Il futuro del primato americano e la narrazione obsoleta

Nonostante questi cambiamenti evidenti, molti continuano a sostenere vecchie narrazioni sulla presunta inevitabile ascesa della Cina e il declino dell’Occidente. Questa resistenza al cambiamento nella percezione globale è alimentata da una varietà di fattori, tra cui la “vischiosità delle teorie”, che fa sì che vecchie idee persistano nonostante le evidenze contrarie. Inoltre, la geopolitica e le dinamiche interne ai paesi emergenti contribuiscono a mantenere viva l’idea di un imminente cambiamento della guardia a livello globale.

Queste dinamiche suggeriscono che è tempo di riconsiderare e aggiornare la nostra comprensione dell’ordine economico mondiale, riconoscendo i nuovi dati di fatto e preparandoci a un futuro in cui gli Stati Uniti sembrano destinati a mantenere un ruolo di preminenza, almeno per ora.

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